Definire la GOVERNANCE per costruire aziende che durano nel tempo

La traduzione letterale di “governance” è “governo d’impresa”, ovvero il modello di direzione e controllo prescelto dal vertice dell’azienda.

PERCHÉ PARLARE DI “GOVERNANCE”?

Perché le imprese governate bene, vanno bene; quelle governate male, vanno male (affermazione tautologica, ma vera, salvo casi eccezionali!).

Non esiste un modello standard di governance che sia calzante su tutte le aziende, così come non esistono abiti a taglia unica: ciascuna azienda deve cercarsi e costruirsi il proprio modello di governance, tenendo conto della specificità del proprio business, della propria cultura e delle strategie che intende percorrere.

A COSA SERVE DOTARSI DI UN MODELLO ADEGUATO DI GOVERNANCE?

  • Chiarire e condividere la vision e la mission dell’impresa, affinché non restino confinate nella mente dell’imprenditore, ma possano essere sposate e perseguite da tutti i collaboratori, per “remare tutti verso un’unica direzione”;
  • avere processi sistematici e condivisi per affrontare l’operatività quotidiana e, al contempo, le situazioni di complessità e criticità; per fare lavorare insieme le persone, con spirito di squadra e senza spreco di risorse;
  • garantire un flusso di informazioni adeguato e tempestivo per agevolare i processi decisionali.

Le PMI faticano oggi a “durare” sia per gli innumerevoli ostacoli e vincoli che generano svantaggi competitivi (burocrazia, giustizia, clientelismo, ecc.), ma soprattutto perché non hanno chiari modelli di governance.
Il 95% delle aziende italiane è costituito da PMI, l’84% delle quali è rappresentato da aziende di proprietà familiare, nelle quali troviamo membri della famiglia proprietaria anche nel vertice operativo e nel management. Questa situazione, se da un lato privilegia l’attaccamento ai valori del fondatore ed alla mission, dall’altro risulta penalizzante, perché limita le chance di sviluppo di nuove competenze.

Governare un’impresa è infatti un “mestiere” che richiede, oggi più che mai, competenze specifiche, che non possono essere sostituite esclusivamente dall’intuito e dall’improvvisazione dell’imprenditore, né acquisite solo con la pratica. In altre parole potremmo dire che non basta più che nel DNA dell’impresa sia impressa la voglia di vincere o il talento per uno specifico business per avere successo, ma serve anche la capacità di metterli a frutto con impegno e metodo!

Il modello di governance serve proprio a questo.

COSA FARE?

L’imprenditore deve rendersi consapevole che la propria azienda fatica a durare nel tempo per questioni non solamente esterne, ma per la mancanza di un efficace modello di governance; detto ciò deve ricercare le competenze più adatte per innescare il cambiamento.
Facciamo qui riferimento, senza timore, alla necessità di ricorrere a consulenza e management qualificati, in grado di apportare nuova conoscenza ed una visione diversa, per attivare processi di cambiamento, riorganizzazione e, finalmente, l’adozione di modelli efficaci di direzione e controllo dell’azienda.

Sotto questo profilo le PMI italiane debbono migliorare, imparando dalle colleghe francesi, tedesche, inglesi ecc. che al momento opportuno iniettano idee nuove tramite risorse esterne, prese dal mondo della consulenza.

L’imprenditore, oggi “uomo solo al comando”, dovrà essere sostituito da un “gruppo dirigente” coordinato ed indirizzato da un leader, i cui componenti potranno essere anche degli esterni con competenze specifiche, in grado di portare nuove idee e contaminazioni positive (benchmarking).

Il gruppo dirigente così costituito, sarà più resistente, affidabile e competente del singolo imprenditore, più capace di gestire la complessità ed il cambiamento e, nel tempo, depositario e ruota di trasmissione della conoscenza dell’azienda.

 

 

Fonti:
bignamiassociati.com
limpresaonline.net n° 4 /2015 “Governance – Che cos’è, a cosa serve e perché fa la differenza” di E.M. Bignami

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