Modelli di gestione ex D.Lgs. 231/2001: una tappa obbligata
Sale l'attenzione dei giudici per la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche
La conformità ai requisiti del DLgs 231/2001 non è obbligatoria, però le penali alle quali l’azienda si sottopone in caso di reato sono molto gravi: sanzioni fino a 1,5 milioni di euro, interdizione dall’esercizio della propria attività fino ad un anno, revoca di fondi e contributi statali.
Gli amministratori possono addirittura trovarsi nella condizione di dovere rispondere con i propri beni di fronte alle richieste risarcitorie dei soci.
Se ci fossero ancora dubbi su dove penda l’ago della bilancia basta tener d’occhio il recente lavoro dei tribunali.
… la sentenza del 26 ottobre del 2009 del Tribunale di Trani rappresenta la prima applicazione del DLgs 231: le tre società coinvolte hanno subìto sanzioni per un totale di 2 milioni di euro ………
……… il proscioglimento alla fine del 2009 della società Impregilo dall’accusa di “false comunicazioni sociali” e “aggiottaggio” è avvenuto perché il Tribunale di Milano ha riconosciuto come adeguato il modello di organizzazione, gestione e controllo adottato dalla società e, dunque, l’adempimento ai fini della 231 ha salvato l’azienda ……
Il modello 231 copre una serie ampia di reati: riciclaggio ed impiego di denaro illecito, reati contro la pubblica amministrazione, reati societari, delitti informatici, delitti contro l’industria ed il commercio, reati di natura colposa connessi alla tutela della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro (D.Lgs 81/08), tra i quali rientrano anche i delitti di omicidio colposo e lesioni gravi.
Quali sono quindi i passi da compiere per dotarsi di modelli e procedure adeguati?
Il primo passo è la cosiddetta mappatura dei processi a rischio, che consiste nel definire nel dettaglio le funzioni di ogni area aziendale e l’interazione fra esse.
Il lavoro prosegue con l’identificazione dei potenziali rischi di reato per ciascun processo e l’analisi dei protocolli di cui l’azienda si sia già dotata per il controllo e la gestione delle attività sensibili, la verifica della loro adeguatezza e la conseguente elaborazione di procedure integrative.
Dopo aver definito le regole e le procedure, è necessario istituire un organismo di vigilanza e tracciare i suoi poteri ed i canali di comunicazione di cui deve disporre per garantire il suo operato; esso ha l’obiettivo di controllare l’osservanza e l’applicazione efficace del modello nel tempo.
Infine, per beneficiare dall’esclusione o della limitazione della responsabilità penale dell’ente o dell’azienda, è necessario mantenere ed aggiornare il sistema, ovvero: controllare che il modello funzioni per come è stato inizialmente progettato, dare seguito alle richieste dell’organismo di vigilanza e garantire informazione e formazione a tutti i soggetti coinvolti.
(Fonte: testo liberamente tratto da “Italia Oggi” del 12/04/2010)
L’adozione ed attuazione di modelli di organizzazione e di gestione idonei può essere svolta da soggetti interni all’azienda (imprenditore e/o internal auditing) oppure da consulenti esterni qualificati; nel caso di aziende già dotate di un Sistema di Gestione Qualità ISO 9001, l’integrazione con esso è fortemente consigliata ed opportuna, perché facilita l’intero progetto di implementazione del nuovo modello.