Conosciamo lo smart working?

Una delle novità più importanti della Legge di Stabilità, da poco varata, è l’orientamento allo smart working, inteso come forma di lavoro agile e moderna, che tende ad offrire da un lato una maggiore libertà nella gestione dei tempi di vita del lavoratore e dall’altro una più snella organizzazione aziendale, con benefici sul livello di produttività dell’impresa.

Quando si parla di smart working si fa riferimento ad un’attività lavorativa diversa dal già noto telelavoro.
Il telelavoro è stato un primo tentativo di armonizzare le esigenze organizzative dell’azienda, mirate alla produttività, con quelle di vita del dipendente, finalizzandole ad una migliore qualità; tale modalità lavorativa però prevede che ci sia comunque strumentazione, orario e spazio fisso di lavoro, trasferendo le regole aziendali quasi automaticamente a casa del lavoratore, come se il rapporto tra il dipendente e il datore di lavoro non fosse differente da un luogo ad un altro nello svolgimento della prestazione lavorativa.

Lo smart working propone invece un differente approccio al lavoro, in virtù del quale si riconosce al dipendente una forte autonomia di tempi e spazi per la resa lavorativa, finalizzata al raggiungimento degli obiettivi produttivi stabiliti con l’azienda.
Ci si trova di fronte ad una cornice flessibile, non derivata da una semplice “concessione aziendale”, ma dalla scelta di un nuovo modo di lavorare, che, secondo gli studiosi del lavoro, dovrebbe comportare benefici interessanti sia per le imprese che per i lavoratori.
Peccato che in pochi sappiano di cosa si tratta!

A denunciarlo l’indagine Work Trends Study di Adecco un report sul mercato del lavoro realizzato in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano, nel quale, a sorpresa, il 67,7% dei lavoratori dichiara di non aver mai sentito parlare di smart-working, così come il 28% dei selezionatori.

Fonte: Il corriere della sera

 

 

A presto!

 

 

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