AUTODETERMINAZIONE

Lungo il mio percorso mi sono data da me stessa delle linee guida e degli obiettivi da raggiungere. Ho imparato a farlo perché nessun consulente senior o studio di consulenza vent’anni fa mi prese per mano per insegnarmi il mestiere.

Non ebbi mentore, né tutor. D’altro canto non era mio desiderio trasformarmi in impiegata-consulente.

Da sempre quella libertà che mi era “capitata addosso” l’ho voluto tenere ben stretta e trasformare in libertà di autodeterminarmi, mettendomi costantemente in gioco, per reinterpretare quotidianamente la professione, seguendo ciò che mi diceva l’istinto.

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RESILIENZA

Sono certa che la mia carriera professionale, la mia determinazione e la mia resilienza trovino fondamento negli eventi del 1988 quando, poco dopo la maturità scientifica, nacque mio figlio, Filippo, e decisi comunque di iniziare gli studi universitari.

Qualcuno potrebbe definirla incoscienza, io la chiamo fermezza e tenacia.

Da qui tanti sacrifici del superfluo e tante conquiste personali: una laurea in economia, due master, collaborazioni lavorative importanti e, da ottobre 2007 a dicembre 2008, una partnership per sviluppare sul territorio veneto il business di ricerca e selezione del personale. Investii molto in questa collaborazione, in termini di energie e tempo, ma la chiusi presto per mancata corrispondenza di intenti. Umore nero e sconforto? No. Fu piuttosto un fatto, questo, che mi insegnò a non abbattermi e a maturare, nel 2009, l’idea di strutturarmi con un marchio identificativo da sentire intimamente mio.

Nacque così l’idea di Studio ANKìROS, le cui lettere si rifanno alle sillabe del mio nome e cognome; dal 24 luglio 2012 Studio ANKìROS è una S.r.l. in cui io e Filippo siamo soci.

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COSTANZA

Ho studiato e approfondito molto: lo faccio ancora oggi, a quasi 50 anni.
Ho sempre mantenuto quest’abitudine di investire continuamente nella mia crescita professionale, e così sono passata da una laurea in economia a corsi di formazione organizzati da enti riconosciuti a livello nazionale ed europeo, da collaborazioni in agenzia a stage e master.
Tutto questo non per avere un bagaglio di esperienze da sfoggiare, ma da utilizzare, come se fosse una “cassetta degli attrezzi”, per affrontare casi molto diversi fra loro, per settore o per tematiche trattate.
Fino ad oggi è stato così, e ora? Non mi fermo!
Prossimo step: “Imprenditrici ribelli”, un percorso intensivo fatto di incontri speciali con “testimoni qualificati”, mentoring personalizzato e project work sulla mia “azienda”, per sperimentare e mettere a frutto quanto appreso.
Questa volta il mio obiettivo è PRENDERE e DARE il meglio alle mie due vite, professionale e privata.

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Oggi faccio un dono a tutte le “Imprenditrici Ribelli”

Ci sono imprenditrici, ci sono donne ribelli e poi ci sono loro: le imprenditrici ribelli! Sono donne determinate, impegnate su più fronti, ma anche sensibili, curiose e innovative, sia nel lavoro, sia nella vita privata.

Sono le donne che “prendono in mano la loro vita e ne vogliono fare un capolavoro” (San Giovanni Paolo II).

Nel giorno eletto a festa della donna, l’8 marzo, ho pensato di fare un dono a tutte loro presentando la prima accademia d’impresa dedicata alle donne che desiderano portare al successo la propria azienda, conciliando la soddisfazione professionale e la vita personale.

Non è il classico corso di formazione manageriale, ma un percorso intensivo durante il quale scambiare esperienze e risorse con docenti-professionisti di alto livello, che offre:
– incontri speciali con “testimoni qualificati”
– mentoring personalizzato
project work inerente la propria impresa reale, per sperimentare e mettere a frutto quanto appreso.

Ho risvegliato la tua curiosità?

Vai a questo link e potrai trovare le date, i contenuti e i nomi dei docenti —> http://www.imprenditriciribelli.it/percorso/

“Imprenditrici Ribelli” si terrà a Vicenza, al Viest Hotel (a 200 metri dal Casello di Vicenza Est e a soli 8 minuti dal centro storico di Vicenza).

Se decidi di iscriverti a “Imprenditrici ribelli” vai a questo link (http://bit.ly/2HRoUNs) inserisci il codice ANKIROS nell’area “Codice promozionale” e avrai uno sconto di 300 euro sull’intera quota di partecipazione. Questo è il mio dono per te.

Io mi sono già iscritta: ti aspetto là!

Per ulteriori informazioni, invia una mail a: info@imprenditriciribelli.it

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Novità sul rischio chimico: l’indagine INAIL-ECHA

Avviata una prima indagine per attestare il livello di efficacia delle Schede di Sicurezza* di aziende che utilizzano prodotti chimici.

È partita il 19 febbraio scorso l’indagine pilota INAIL-ECHA – coordinata dalla Direzione Centrale Prevenzione INAIL e condivisa con ECHA (European Chemicals Agency) e Federchimica – su un campione di imprese dei settori gomma plastica, tessile e cuoio, carta e legno, che fanno uso di sostanze chimiche nei loro processi di produzione.

I soggetti a cui si rivolge l’indagine sono, quindi, tutte le persone o enti, interni o esterni all’azienda, che si occupano della valutazione del rischio chimico e degli adempimenti previsti dal Regolamento Europeo n. 1907/2006, conosciuto come REACH (Registration, Evaluation, Authorisation of Chemicals). Si tratta di realtà che fanno uso di sostanze chimiche nel normale ciclo produttivo aziendale, quali vernici, metalli, adesivi, solventi e detergenti, ecc. ma non ne risultano produttori.

Scopo dell’indagine è raccogliere informazioni sulle schede di sicurezza per:
– valutare la loro fruibilità
– evidenziare le criticità legate al loro utilizzo nella valutazione del rischio chimico
– proporre le modifiche più idonee per migliorarle.

È la prima indagine europea sul tema e rappresenterà un modello di riferimento utile per molti altri Paesi.

In cosa consiste l’indagine?
Le aziende appartenenti ai settori elencati sopra riceveranno un questionario con 24 domande, ricondotte a quattro ambiti tematici: organizzazione, conoscenza, aspetti tecnici e gradimento/criticità.
La compilazione potrà essere effettuata online dal 19 febbraio al 20 aprile 2018.

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*documento contenente dati essenziali per una corretta e sicura manipolazione di sostanze e miscele; le Schede consentono di identificare le sostanze pericolose e di conoscere i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente, e di adottare le necessarie misure di prevenzione e protezione.

Fonte utile: https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/news-indagine-echa-rischio-chimico.html

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BIGLIETTO DI SOLA ANDATA PER UN VIAGGIO NELL’INTELLIGENZA EMOTIVA

Benvenuti a bordo!
Se lo scorso anno abbiamo fatto un viaggio alla scoperta del Business Model Canvas, vera carta d’identità delle organizzazioni, quest’anno vi invitiamo a puntare assieme a noi verso un’altra entusiasmante mèta.
Sulla scrivania un biglietto di sola andata per… il mondo dell’intelligenza emotiva.
Dal momento che le aziende sono costituite da – e funzionano grazie alle – PERSONE (vedi anche questo precedente post) è necessario, oggi più che mai, sviluppare le competenze distintive più adatte alle strategie prescelte.

Ingrediente chiave delle competenze distintive, tanto preziosa quanto essenziale, è l’INTELLIGENZA EMOTIVA.

Del resto, lo stesso psicologo statunitense Daniel Goleman, che formulò il costrutto di Intelligenza Emotiva con cui si identifica un particolare tipo di intelligenza legato all’uso corretto delle emozioni, affermò che svilupparla significava creare un fattore determinante per il successo personale e professionale di ogni individuo.
Identificare, comprendere, gestire con sapienza le emozioni significa affrontare meglio la vita, comunicare efficacemente, reagire positivamente agli stimoli circostanti, siano essi provenienti dalla sfera delle relazioni strettamente personali, oppure professionali.

Vi incuriosisce questo viaggio?
Allora mettiamoci in moto!
Prima fermata: AUTOCONSAPEVOLEZZA.

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Migrazione dallo standard BS OHSAS 18001 alla nuova ISO 45001

Cos’è la ISO 45001?
La ISO 45001 Occupational health and safety management systems – Requirements with guidance for use – è il primo standard internazionale che fornisce un quadro completo sui sistemi di gestione relativi alle questioni di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.
A partire dal prossimo mese di marzo 2018 esso dovrebbe sostituire la norma di emanazione britannica chiamata BS OHSAS 18001 che, fin dalla sua prima pubblicazione, è divenuta lo standard volontario più riconosciuto ed utilizzato in tale ambito.

Cosa è stato fatto fino ad ora?
30 novembre 2017: ​il Co​mitato Tecnico ISO​ ​per i Sistemi di Gestione per la Salute e la Sicurezza sui luoghi di lavoro ha rilasciato l’FDIS (Final Draft) del nuovo standard ISO 45001.
Per superare il Final Draft e giungere finalmente alla pubblicazione della norma è necessario ottenere il parere favorevole del 66% degli organismi nazionali di normazione e meno del 25% voti contro.
Il 25 gennaio 2018 è prevista la chiusura della fase di approvazione, dopo la quale il nuovo standard sarà rilasciato nella sua versione definitiva, presumibilmente nel mese di marzo 2018.

Cosa dovranno fare le organizzazioni già certificate con BS OHSAS 18001?
Si prevede che le organizzazioni attualmente certificate dovranno migrare alla ISO 45001 entro tre anni dalla pubblicazione del nuovo standard, in quanto BS OHSAS 18001 sarà probabilmente ritirato.
Lo standard ISO 45001 seguirà le orme degli approcci di altri sistemi di gestione ISO, quali:
– ISO 14001:2015 (ambiente)
– ISO 9001:2015 (qualità).

Quali le novità salienti da considerare?
– individuare il contesto e le parti interessate rilevanti e, in funzione di essi, definire i requisiti per la compliance dell’organizzazione;
– attivare un processo di change-management non più reattivo, ma proattivo, ovvero che possa preparare ad affrontare i cambiamenti, temporanei o definitivi, prima che questi avvengano;
– considerare gli aspetti di “diversità” (es. multiculturalità, multilinguismo, ecc.) nei processi di comunicazione;
– definire i piani o lo procedure per la risposta alle emergenze, tenendo conto delle diverse capacità delle parti interessate;
– considerare che la valutazione dei rischi effettuata a termini di legge (ex D.Lgs. 81/2008) non coinciderà con l’analisi di rischio richiesta dallo standard, perché quest’ultima dovrà riguardare tutte le parti interessate individuate.

Fonti informative: https://www.iso.org/iso-45001-occupational-health-and-safety.html

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PERCHÉ RICORRERE AD UNA CONSULENZA AZIENDALE?

Perché no? – verrebbe da chiedersi.
Facciamo un passo alla volta e cerchiamo innanzitutto di cogliere il significato del termine “consulenza”.

Consulenza, dal latino “consŭlĕre”, verbo che si traduce in: consultarsi, riflettere, discutere, decidere, prendere provvedimenti, da cui il sostantivo “consultum”: consiglio.
A sua volta il sostantivo consiglio deriva da “cum+solium”, che si può tradurre con: sedersi insieme per deliberare. La semantica viene sempre in soccorso ed è un buon punto di partenza per analizzare il processo di comunicazione.

Quindi la consulenza parla sia di capacità di consigliare, sia della possibilità di condividere una soluzione.

A partire da queste considerazioni, gli elementi che concorrono a definire una buona consulenza sono presto detti:
– disponibilità allo scambio di informazioni e know-how fra le parti in causa;
– trasparenza ed obiettività di giudizio;
– fiducia ampia e reciproca;
– eticità e correttezza;
– empatia;
– capacità di indurre i processi decisionali.

Dal punto di vista dei consulenti è difficile garantire la presenta di tutti questi elementi nel rapporto con il cliente, a causa soprattutto delle condizioni del mercato della consulenza stessa, instabile e condizionato da molte variabili, sulle quali il professionista non sempre può agire, senza contare la difficoltà di mantenersi sempre “sul pezzo”!

Per onestà intellettuale occorre affermare che, come tutte le attività di supporto, che cioè non producono direttamente reddito, un progetto di consulenza va proposto solo se porta valore aggiunto al business, ovvero:
1. quando in azienda non ci sono le competenze tecniche necessarie, e risulterebbe troppo lungo il percorso per andarle a costruire;
2. quando non si possono sostenere costi di mantenimento di elevate specializzazioni interne;
3. quando si reputa necessario il punto di vista di un esterno nel valutare la situazione aziendale, la cosiddetta terza parte non direttamente coinvolta nel business;
4. quando si cercano professionisti che hanno visto e sperimentato tante realtà diverse, con le quali poter fare benchmarking;
5. quando si desidera raggiungere un obiettivo specifico, come una nuova certificazione;
6. quando le aziende devono fare scelte strategiche ed attivare un cambiamento, per crescere e competere sul mercato.

Se vengono garantiti gli elementi di cui sopra e se il progetto è finalizzato ad aggiungere valore al business, la consulenza risulta veramente efficace, perché rimuove i limiti che, inconsapevolmente, l’azienda si era creata, aprendosi così ad innumerevoli opportunità di evoluzione, innovazione e successo.

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